La condizione di promessi sposi non è solo una consuetudine, ma uno stato di legge che premette a un successivo conseguimento delle nozze: essa si svolge in merito a un percorso a tappe, ma la partenza ha connotati prettamente religiosi, poiché essa coincide con la fine del corso prematrimoniale e una serie di domande, poste dallo stesso parroco agli sposi, relative alle reali intenzioni che gli stessi hanno in merito al matrimonio.
A conclusione dell’incontro il parroco rilascia ai giovani un fascicolo di documenti, che saranno poi consegnati al Comune al fine di avviare la promessa civile.
La promessa di matrimonio, in tal modo, viene suggellata in Comune e rappresenta una libera dichiarazione in cui i due fidanzati decidono all’unisono di voler diventare marito e moglie, anche se ciò non comporta l’obbligatorietà di un legame seguente.
L’istituto della promessa di matrimonio, come disposto dagli articoli 79 e seguenti del Codice Civile, invita i futuri sposi a recarsi presso il Comune di residenza muniti di due marche da bollo da 14,62€ l’una, e dichiarare apertamente dinanzi ad un Ufficiale di Stato Civile di volersi sposare: seguitamente verranno affisse le cosiddette Pubblicazioni che informeranno del lieto evento, riportando nomi e cognomi dei soggetti, luogo di residenza e chiesa presso la quale si svolgerà il rito.
Le Pubblicazioni resteranno nella bacheca del Comune per almeno otto giorni, trascorsi i quali gli sposi avranno 180 giorni di tempo per contrarre matrimonio, pena la decadenza del procedimento e la ripetizione dello stesso.
Alla fine il fascicolo verrà portato al cospetto della Curia, per poi procedere con i preparativi della funzione.